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Gruppo Premium

Un esercizio per usare la tua difficoltà come una leva e non come un muro

Argomenti: Esercizi,Gruppo Premium 2010,Inner game
07 ottobre 2010

Ognuno, nella propria vita, incontra delle difficoltà.

Possono essere sul lavoro, nel rapporto con gli altri, nel rapporto con sé stessi…

Puoi facilmente notare che la maggior parte delle persone lotta con le stesse difficoltà tutta la vita.

Le persone che evolvono e migliorano invece trovano sempre nuove difficoltà e continuano a superarle.

Da questo punto di vista le persone di successo sono quelle che nella loro vita hanno avuto più difficoltà di tutti, ci avevi mai pensato? ;-)

La maggior parte delle persone invece restano intrappolate nelle loro difficoltà, e lascia che ti dica una cosa: le adorano!

Sì è vero, la difficoltà fanno soffrire ma quando sono anni che ti porti dietro lo stesso fardello ormai fa così parte di te, della tua identità, di chi sei, che ci sei affezionato e guai a chi te lo tocca!

Sto dicendo che alle persone piace stare male?

Decisamente sì, a una parte di noi piace stare male, soprattutto se ci portiamo dietro da tempo il motivo per cui stiamo male, la nostra difficoltà, il muro che non riusciamo ad abbattere.

E intorno a questo muro le persone si costruiscono una bella storia, un racconto, una narrazione, la storia di chi sono.

Non pensare che le storie, i racconti, siano solo qualche cosa di svago che scrivono sui libri o proiettano al cinema, non è così.

Quelle sono il risultato, ma l’origine sono le storie, le narrazioni, che ogni giorno ci raccontiamo e ci vengono raccontate.

Perché quando una persona ti racconta di cosa ha fatto ieri, o ti racconta della ragazza che lo fa stare male, o del successo che ha ottenuto sul lavoro in realtà non ti sta dicendo la verità o la realtà.

Ti sta raccontando la sua visione della realtà, quindi una storia, la sua storia, su come sono andate le cose.

Quindi, dato che non ci sono storie vere o non vere, ci sono solo storie più efficaci e meno efficaci, storie che per loro natura sono fatte per portare al fallimento e storie che per loro natura sono fatte per portare al successo.

Te lo ripeto:

Non ci sono storie vere

quindi:

Ci sono storie efficaci e storie non efficaci

E’ possibile quindi usare questa nostra capacità narrativa per cambiare la nostra storia e trasformala in meglio.

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13 commenti

  1. Ciao Marco.
    Da dove hai preso spunto per questo articolo? Oltre ai corsi c’è qualche lettura che consiglieresti?
    Grazie

    • Allora… l’esercizio è mio, mi è venuto in mente pensando a come processo io la mia storia personale e sentendo un audio di Piernicola de Maria (cercalo su google se vuoi) . In ogni caso, lo sviluppo personale classico spesso parla di storie, lo fa Anothony Robbins ad esempio.

  2. sono abbastanza felice della mia vita però quando vedo gli altri che hanno o fanno cose che mi piacerebbe fare mi deprimo e mi sento un fallito (anche se oggettivamente non è cosi). Visto che non posso vivere con i paraocchi devo imparare a vedere (e non guardare) gli altri ma non farci caso e proseguire per la mia strada. giusto? (PS questo problema deriva da una mia insicurezza latente?)
    grazie

  3. mi piace che in alcuni articoli prendi spunto da dubbi o affermazioni che ho fatto in alcuni dei moolti commenti che ho fatto :D significa che anche noi ti facciamo crescere :D

  4. Scusa, ho pagato per questo articolo. E adesso come faccio a vederlo?

  5. Come non deto, ora è tutto a posto

  6. Marco, un chiarimento su questo esercizio: una volta che abbiamo scritto la storia, la rileggiamo? Cioè se volessi fare l’esercizio più volte per renderlo più efficace dovrei semplicemente rileggere, giusto?

  7. Chiunque tu sia, hai la mia stima: questi articoli del Gruppo Premium sono davvero eccezionali, una “sberla di consapevolezza” dietro l’altra..
    Saluti
    G.

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