Imparare a fregarsene [Licenza di chissenefrega – Parte 1]

Di recente ho comprato un libro molto interessante, scritto da una certa Elena Orlandi, psicologa e lifecoach.

Il libro si intitola “Licenza di chissenefrega, guida pratica per onesti egoisti”. L’impressione è stata così positiva che, mentre lo leggevo, non vedevo l’ora di scriverci su una serie di articoli. ( Per chi è interessato qua è possibile acquistare il libro)

Ma perché ho trovato così importante scrivere degli articoli a riguardo? Imparare a fregarsene è davvero così fonadamentale?

La risposta è sì. Non solo è importante ma è essenziale per raggiungere il benessere.

Ma prima di iniziare voglio chiarire cosa intendo con il termine “fregarsene”. Assolutamente non sto parlando di essere menefreghisti che è una cosa ben diversa. Essere menefreghisti vuol dire lasciarsi scivolare ogni responsabilità dimenticandosi di chi abbiamo attorno e muoversi solo in funzione del proprio tornaconto. E agire così è da immaturi.

Per “fregarsene” intendo una vera e propria presa di coscienza dello spreco di tempo, energie ed emozioni in cose, situazioni o persone che ci portano malessere.

Chiaro fino qui? Bene, partiamo con la prima parte.

1. Perché ci creiamo tanti problemi?

Partiamo dalla base.

Una delle principali origini dei nostri malesseri è dovuto al percepire noi stessi come inadeguati. Quando eravamo bambini potevamo fare quello che ci andava di fare senza troppi problemi. Poi all’improvviso ci siamo ritrovati a sentirci inadeguati perché dovevamo raggiungere dei modelli o ideali di persona.

fregarsene-licenza-di-chissenefregaHai presente la casetta dove compaiono su tetto e pareti le figure geometriche nelle quali vanno inserite le forme corrette, quelle con cui si gioca da bambini? Nel cerchio metti il cilindro e nel quadrato il parallelepipedo e nel triangolo il prisma triangolare. Poi all’improvviso cosa è successo?

Poi all’ improvviso ci siamo trovati in mezzo a un gioco ad incastri con regole che ci sono state imposte: uno è un triangolo, il suo lavoro è un cerchio, eppure ce la deve fare, quel posto deve essere suo, allora si sforza il più possibile di essere un cilindro portandosi così tante frustrazioni.

Il vero problema è che ci sforziamo di essere quello che non siamo e che non vogliamo essere ovvero quello che ci impongono gli altri.

Da una parte ci è stato detto che dobbiamo essere fatti in un certo modo ma dall’altra non siamo così, e quando ci sforziamo di essere un’altra persona nascono molti complessi e insicurezze

Ma cavolo, se non ti piace fare una cosa non farla! Se hai una passione, coltivala!!

Se sei un triangolo smettila di essere un cerchio perché gli altri vogliono che tu lo sia imponendoti la loro visione da cerchio.

Investi e valorizza te stesso, non investire in quello che vogliono gli altri e in ciò che non ti piace. Il nostro più grande problema è che investiamo in tutto e tutti tranne che in noi stessi.

2. I vuoti nella nostra persona

Alla luce di quanto appena detto, bisogna prima capire cosa ci impedisce il raggiungimento dell’indipendenza.

Infatti, per imparare a fregarsene è necessario essere indipendenti. Ma per diventarlo bisogna capire cosa ci allontana da quest’indipendenza e come rimediare.

Ogni persona completa è come un cerchio in cui dentro ci sono gli elementi della sua personalità. Immagina ora che ogni paura rappresenti un buco in questo cerchio.

Cosa succede quindi? Più buchi ci sono e più la propria personalità viene risucchiata, un po’ come se fosse uno scolapasta.

E secondo te una ragazza avrà voglia di investire in un ragazzo così? No, di certo. Perché sarà sempre come riempire uno scolapasta: non importa quanta acqua ci metterà dentro (quante energie e tempo investe), se ci sono tanti buchi (paure) tutto quello che è stato investito scolerà via. Chiaro il concetto?

Cosa bisognerebbe fare quindi per evitare ciò?

Riconoscere questi buchi e cercare di risanarli colmandoli con queste caratteristiche:

  • Amor proprio
  • Coraggio
  • Autonomia
  • Autostima
  • Responsabilità

Tutti questi elementi possono essere riassunti in Autostima e Sicurezza di sè che si ottengono solo e solamente uscendo dalla propria zona di comfort.

Certo, perché più stai all’ interno della tua zona di comfort più allarghi questi buchi. Non mi credi? Prova ad evitare un qualcosa che ti crea disagio, a poco a poco creerai in te una vera e propria paura.

Il grande problema nasce  quando questi vuoti vengono riempiti, o meglio nascosti, da vere e proprie forme di dipendenza.

Mi spiego meglio, affidarsi a qualcuno o qualcosa per colmare i propri vuoti genera dipendenza da quel qualcosa o qualcuno, ma non risolve il problema.

Per esempio una persona insicura cercherà di colmare la propria insicurezza, che è una mancanza,  con l’approvazione degli altri. Ma avrà risolto il problema? No. Anzi lo avrà reso ancora più grande perché avrà creato una dipendenza.

Quello che tu vuoi è essere sicuro e indipendente, non affidare agli altri la soluzione delle tue carenze. Solo così comincerai a imparare a fregartene veramente di tutto ciò che ti controlla.

Inoltre è meglio precisare che spesso si scambia un “vuoto” , che non ha nessuna connotazione negativa, con il termine “mancanza”! E’ importante fare la giusta distinzione perchè la mancanza  presuppone una dipendenza mentre invece il vuoto no. Il vuoto può essere riempito con qualcosa.

Vuoi un esempio pratico? L’amore! C’è amore e amore. Quello sano che è quello spinto da emozioni positive e che rende liberi e c’è quello invece ossessivo. Hai presente la classica canzone italiana “ Non posso fare a meno di te ecc..”?

Ma che razza di amore è quello? Secondo te una donna è felice di sentirsi l’ancora di salvezza di un uomo, salvandolo dalla disperazione?  Secondo te è felice di essere la responsabile del suo benessere/malessere. No! Una donna un uomo così cerca di evitarlo.

E non facciamo i finti perbenisti, anche a un uomo creerebbe disagio sentirsi l’ancora di salvezza di una donna. Perché se va tutto bene ok, ma se comincia ad avere dei dubbi sulla relazione come si sentirà a gettare nella disperazione la ragazza in questione? Non credo bene.

Bisogna lavorare per colmare i propri vuoti  accettandosi e lavorando su di sé  per imparare a stare meglio con se stessi e poi con gli altri. Perché ricorda che le dipendenze, sono come i fili dei burattini, ci impediscono di muoverci liberamente, e più dipendenze abbiamo più siamo legati e manovrati dagli altri.

Bisogna tagliare questi fili uno ad uno, e smettere di essere burattini.

Ma ancora più importante è cominciare a capire che ogni nostra dipendenza nasce da noi stessi, dal bisogno di colmare un vuoto, ma invece di colmarlo, spesso  lo nascondiamo solamente. Quindi comincia ad essere brutalmente sincero con te stesso e capire quali sono i tuoi vuoti.

Bene, abbiamo finito con la prima parte, tra poco uscirà il prossimo articolo di questa serie.

Niko